John Muir

Muir (1838-1914), fondatore e primo presidente del Sierra Club di San Francisco, oggi tra le più attive istituzioni americane per la conservazione della natura e la difesa dell’ambiente, è una delle voci più vigorose e coerenti levatesi in difesa della wilderness. I suoi articoli ed i suoi diari di viaggio, frequentemente ristampati in America, hanno educato intere generazioni. My first summer in the Sierra, pubblicato nel 1911 è la sua prima, e per ora unica, opera tradotta in italiano.

"La mia prima estate sulla Sierra"- 1995, Vivalda - I licheni- (introduzione e traduzione di Paola Mazzarelli). L’estate del diario di viaggio è quella del 1869. John Muir ha trentun anni. Nato a Dunbar, in Scozia ad undici anni emigrò nel Wisconsin facendo poi mille mestieri. Cresciuto in una fattoria studiò per qualche anno scienze naturali e geologia. Il primo settembre 1867 ebbe un grave incidente agli occhi mentre lavorava in una fabbrica di carri ad Indianapolis. Dopo la convalescenza decide di mutare vita radicalmente: farà per il resto dei suoi giorni il vagabondo, tramp. Parola che nella tradizione americana evoca grandi spazi e uomini che li percorrono a piedi. Come scrive Paola Mazzarelli, "il vagabondo europeo appartiene al paesaggio urbano: vive, con astuzia, dentro le pieghe della civiltà. Il vagabondo americano abita territori sconfinati: non lo si può immaginare se non dentro un orizzonte illimitato". Il primo quaderno di viaggio di Muir racconta mille miglia a piedi dal Kentucky alla Florida, con il titolo "A Thousand Mile Walk to the Gulf" fu pubblicato postumo nel 1916.

Quando sbarca San Francisco le ferrovia che collega le due sponde del grande paese non è ancora terminata e la California è terra di frontiera e conquista, percorsa dalla corsa all’oro, nuovo el dorado per l’America logorata dalla guerra civile. Muir non cerca denari, è attratto da una natura che non ha eguali al mondo. Si inoltra nella Sierra, dove vive per sei anni in una capanna di tronchi, osserva, cammina, contempla e studia. Nel 1871 comincia a pubblicare i risultati delle sue osservazioni: le sue teorie sulle origini glaciali della valle di Yosemite solleveranno lo sdegno e lo scherno dei glaciologi ufficiali, ma alla fine avrà ragione lui. Comincia a ricevere le visite di scienziati, scrittori, pensatori. Ralph Waldo Emerson (altro cantore della natura) gli farà visita a 68 anni; da allora annovererà nella sua lista di saggi quel trentenne rustico pastore e boscaiolo che lo ha portato ad ammirare le sequoie di Mariposa Grove. Qualche anno dopo Muir prende a passare gli inverni a San Francisco per scrivere alternando lunghe eplorazioni. Nel 1879 visita l’Alaska la seconda grande passione della sua vita. Uno dei più bei ghiacciai di Glacier Bay verrà chiamato John Muir Glacier in onore di uno dei suoi primi visitatori ed esploratori di questa zona considerata tra le più belle della terra. Anche da questi viaggi trasse due libri pubblicati postumi: "Travel in Alaska" (1915) e "The Cruise of the Corwin" (1917). Nel 1880 sposa la figlia di un frutticultore e per un decennio circa si dedica all’attività del suocero. Ma nel 1889 viene convinto alla causa della difesa della Wilderness.E’ un momento cruciale nella storia dell’ovest: la frontiera deve darsi una coscienza civile per diventare stato. E’ una battaglia contro interessi potenti: Muir l’aveva prevista fin dal suo primo viaggio nella sierra. Politici locali, speculatori, industriali del legno, allevatori da un parte; un manipolo di ostinati dall’altra; un’opinione pubblica distratta nel mezzo. Nel 1892 fonda il Sierra Club di cui ne diventa primo presidente. Intrattenne un’intensa corrispondenza con Theodore Roosevelt convincendolo a viaggiare a impegnarsi nella tutela nella natura. Nel 1890 l’istituzione del parco di Yosemite fu la sua vittoria più grande; stava nascendo quel sistema di aree protette di cui ancora oggi l’America va fiera. Nel 1901 pubblicò "Our National Parks", poetico ed ispirato, nella cui introduzione scriveva, "Ho fatto del mio meglio per mostrare la bellezza, la grandiosità, l’utilità complessiva per i nostri parchi e le nostre riserve che proteggono le foreste e le montagne, con lo scopo di incitare la gente a venirle a godere, facendole entrare nel suo cuore, in modo da poter garantire, alla lunga, la loro conservazione ed il loro uso corretto".

 

Due anni dopo la sua morte, nel 1916 fu costituito il National Park Service a difesa delle allora 37 aree protette. Tra le molte vittorie una grande, cocente sconfitta: nel 1913 viene approvata la costruzione di una diga che trasforma la valle di Hetch Hetchy nella riserva d’acqua per San Francisco; l’altra Yosemite sparirà per sempre. Muir che morirà l’anno dopo, commenta "col tempo capiranno".
Il suo diario del primo viaggio verrà pubblicato più di quarant’annni dopo la stesura. Un racconto che alterna grandi pennellate di paesaggi a minuti dettagli, stupore, elegie, meraviglia. Muir annota quasi giornalmente ciò che vede nel suo viaggio nelle valli e sui monti della sierra Nevada a nord della Yosemite Valley. Per quattro mesi (dal 3 giugno al 22 settembre) accompagna un gregge di duemila pecore al pascolo e legge con gli occhi di un naturalista una natura incomparabile che descrive con genuina, costante meraviglia. Cominciano ad arrivare i primi turisti con abiti sgargianti che disturbano gli animali. Figlio della cultura romantica, formatosi nella lettura dei poeti inglesi prediletti dalla sua generazione e dai trascendentalisti , gli interpreti americani dell’idealismo tedesco di cui Emerson è l’interprete di maggior rilievo. Per partire non deve far altro che "buttare una manciata di foglie di tè e un po’ di pane in un vecchio sacco e saltare il cancelletto del giardino di casa", e via a guardare il mondo, raccontarlo con il vocabolario di Keats e Shelley sulla scia di Emerson e Thoreau.

Il 5 giugno annota "Quanta forza in questa bellezza! Colmo d’ammirazione, sarei pronto ad abbandonare tutto per lei. Grato, infinito lavoro mi sarebbe allora decifrare le forze che ne hanno forgiato i lineamenti, le rocce, le piante, gli animali, l’avvicendarsi glorioso delle stagioni".

Il giorno dopo si dichiara "...lieto d’essere il servo dei servi in questa sacra natura selvaggia" Sul Merced il 13 giugno scrive "Quest’ultima (la felce aquilina ndr.) per quanto comune , fa mostra qui di tanto robusta, esuberante, copiosa bellezza da far urlare d’ammirazione il botanico".Tre giorni dopo si meraviglia di come gli indiani pur frequentando da secoli quei boschi non abbiano lasciato tracce particolarmente visibili "le loro capanne durano più o meno quanto i nidi delle arvicole" che tanto si differenziano dai pesanti segni dei febbrili anni della presenza dei bianchi. Il 22 settembre chiude il suo diario di viaggio "Qui termina il mio primo indimenticabile viaggio sulla sierra. Ho attraversato i Monti di Luce, senza dubbio i più luminosi e belli tra quanti il Signore ha costruito nel mondo; allietato da tanta gloria, pieno di gratitudine e speranza, serenamente prego che mi sia concesso un giorno tornare".

 

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Tratto da:  I padri della wilderness: John Muir - Piemonte Parchi