Novalis

 

Novalis, pseudonimo di Georg Friedrich Philipp Freiherr von Hardenberg (Oberwiederstedt, Sassonia, 2 maggio 1772 - Weißenfels, Sassonia-Anhalt, 25 marzo 1801) è stato un filosofo, scrittore e poeta tedesco, appartenente alla corrente del romanticismo.

Friedrich von Hardenberg nacque come secondo di undici figli della coppia Auguste Bernhardine Freifrau von Hardenberg, nata von Bölzig (1749-1818) e Heinrich Ulrich Erasmus Freiherr von Hardenberg (1738-1814).

 

Dopo aver frequentato il ginnasio luterano a Eisleben, si iscrisse nel 1790, come studente di giurisprudenza, all'Università di Jena. Lì il suo vecchio tutore personale Carl Christian Erhard Schmid (1762-1812), che nel frattempo era diventato professore di filosofia e uno dei maggiori rappresentanti del Kantianismo a Jena, lo introdusse da Friedrich Schiller, anch'esso professore in filosofia.

 

Nel 1791 Novalis si trasferì a Lipsia dove ampliò i suoi studi con la filosofia e la matematica. A causa di risultati mediocri e scarso progresso, il padre intervenì e lo fece trasferire all'università di Wittemberg dove concluse gli studi di diritto nel 1794 con il massimo dei voti. Il 1794 è una data che porta a un rinforzamento della sua educazione pietista poiché proprio in quell'anno muore la sua amata Sophie von Kuhn e anche suo fratello Erasmus. Inizierà in quest'anno la composizione degli "Inni alla Notte". Nel 1797 si dedicò allo studio della scienza mineraria e divenne minatore.

 

L'educazione religiosa ricevuta in gioventù, insieme agli studi filosofici che compì, si riflesse largamente nella sua produzione letteraria. Il pensiero di Novalis ebbe una funzione decisiva nell'ambito della rilettura del passato operata dal romanticismo; in pratica funzionò da svolta nella cultura europea che cominciava a sostituirsi all'antichità come elemento decisivo di confronto e vagheggiamento fantastico con il passato del medioevo popolare e cristiano (processo che poi approderà, con il decadentismo wagneriano, al medioevo mitologico germanico).

 

Il cenacolo di Jena - che inventò il movimento romanticista tedesco, poi dilagato in Europa grazie a Madame de Staël - riconobbe in Novalis un maestro. I principali esponenti del gruppo, i fratelli Schlegel e Tieck, si considerarono dopo la sua morte i suoi continuatori.

 

Nonostante ciò il saggio La Cristianità ovvero l'Europa, da cui prese le mosse la rivalutazione del medioevo cristiano, non fu pubblicato sulla rivista del gruppo, Athenaeum: ci furono dissensi all'interno del gruppo, e alla fine il verdetto sfavorevole di Goethe chiamato come arbitro. Esso fu pubblicato solo nel 1826.

 

Negli scritti e articoli di Novalis sono presenti tutte le posizioni tipiche della fase eroica del romanticismo. Lo testimonia, fra l'altro, il frammento giovanile, databile intorno al 1789-1790, in cui parla della poesia e dell'"entusiasmo": chiama "la poesia, figlia del più nobile impeto e delle sensazioni e passioni più alte e forti".

Scrive in un frammento del 1800:

"la poesia sana le ferite inferte dall'intelletto. Essa è appunto formata da elementi contrastanti - da una verità sublime e da un piacevole inganno".

Oppure ancora il frammento sulla traduzione, pubblicato su Athenaeum nel 1798 quando distingue tra tre tipi di traduzione e soprattutto delle "traduzioni mitiche che sono traduzioni nello stile più alto. Esse espongono il carattere puro e compiuto dell'opera d'arte individuale. Non ci presentano l'opera d'arte reale bensì il suo ideale".

 

Nel corpus degli scritti di Novalis sono innumerevoli anche le intuizioni, precorritrici di movimenti e climi poetici che saranno in altre stagioni della storia poetica europea.

 

Così l'idea di linguaggio come attività separata e autonoma capace di giungere al significato proprio quando lo si separa dall'intenzionalità razionale: una posizione che rimanda alle "parole in libertà" dei dada e dei surrealisti.

 

"Nessuno sa", scrive Novalis intorno al 1789-1790, "che la peculiarità del linguaggio è proprio quella di preoccuparsi solo di sé stesso. Perciò esso è un mistero così portentoso e fecondo: se infatti si parla solo per parlare allora si pronunciano le verità più splendide e originali. Se invece si vuol parlare di qualcosa di determinato, allora il linguaggio, questo spiritoso, ci fa dire le cose più ridicole e insensate [...]. Potessimo far capire alla gente che per il linguaggio accade lo stesso che per le formule matematiche: costituiscono un mondo a sé, giocano solo con se stesse, non esprimono altro che la loro meravigliosa natura e proprio perciò sono così espressive, proprio perciò vi si rispecchia l'insolito gioco dei rapporti tra le cose [...] solo nel loro libero moto si manifesta l'anima del mondo".

 

"Pur ritenendo di aver indicato con ciò, nel modo più chiaro, l'essenza e la funzione della poesia, so però anche che nessuno può comprenderle, e di aver detto delle sciocchezze, perché appunto ho voluto dirle, e così non nasce nessuna poesia. E se dovessi però parlare? E se quest'impulso linguistico al parlare fosse il contrassegno dell'ispirazione del linguaggio, dell'efficacia del linguaggio in me? E se poi la mia volontà volesse tutto ciò che io dovessi, ciò non potrebbe infine essere, senza che io lo sapessi o vi credessi, poesia, e non potrebbe rendere comprensibile un mistero del linguaggio? Sarei dunque così uno scrittore nato, visto che lo scrittore non è che un entusiasta del linguaggio?".

 

Questa la strada pionieristica di Novalis, che in altri ha portato all'idea dell'arte per l'arte e al rifiuto della realtà e dell'impegno in essa.

 

Indice frasi

 

Tratto da: NovalisWikipedia, L'enciclopedia libera.